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24 settembre @ METAL DISORDER - Pogliano Milanese PDF Stampa E-mail
Scritto da IlBarbarossa   
Wednesday 04 October 2006
Secondo giorno per il Metal Disorder e altre nove bands che si alternano sul palco. Come sempre traffico e imprevisti di ogni natura ci impediscono di arrivare puntuali all’apertura cancelli, per cui quando varchiamo la soglia del Centro Sportivo, la prima band in cartellone, i varesotti Dust in Eyes sono già sul palco da qualche minuto. Il loro rock and roll, grezzo, veloce e stradaiolo comunque riesce a coinvolgere i pochi presenti che si accalcano a pogare sotto il palco e per la manciata di minuti a loro disposizione la band si fa veramente valere e sicuramente sarà da vedere in una sede più appropriata.
Dopo di loro i Funeral Rape, trio dedito a sonorità brutal grind che in tutta sincerità mi ha lasciato alquanto disgustato per...tutto! Sembrava che stessero facendo soundcheck, pezzi di un minuto o due con grugniti indistinguibili che presto hanno stancato il pubblico che ha preferito la birra sotto il tendone. Osceni!
funeral rape.jpg 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dopo questa tortura per le orecchie è il momento dei power comaschi Timedust che ritornano on stage dopo mesi di inattività. Buona prova per loro che ci presentano il loro democd The Gift of the Dark con l’opener Could I be blind e la splendida Spirit of the Oak. C’è tempo anche per un paio di pezzi inediti e freschi di composizione, che denotano una band in evoluzione che cerca di staccarsi dai cliches del power per delle soluzioni più articolate, nelle quali il sottoscritto ha trovato molte similitudini con i lavori solisti di Bruce Dickinson. Promossi.
Cambio palco, un’altra birra e qualche chiacchiera con gli amici per poi seguire la performance dei Psychofagist, altro trio che si definisce Avantgarde Grind Metal. Avevo già i brividi, memore dei Funeral Rape e invece questi tre psicopatici si sono rivelati la sorpresa della giornata. Linee di basso completamente folli, chitarre schizzate e un cantato che passava dal growl alle urla isteriche. Un caos apparente che però, se ascoltato con la giusta attenzione, aveva la sua logica. In effetti il pubblico si è radunato numeroso, attonito per cercare di capire dove i tre volessero arrivare e alla fine si sono guadagnati gli applausi. Inutile esaminare le canzoni, visto che anche loro non si ricordavano i titoli, ma le annunciavano come “la prima del cd”, la “terza che abbiamo provato ieri”. Folli che mi hanno ricordato i Mr. Bungle di un certo Mike Patton….
Calano le tenebre e sul palco salgono i black metallers The True Endless che per svariati motivi non sono riuscito a seguire direttamente sotto il palco, ma che mi hanno dato l’impressione di aver dato vita ad una buona performance che ha radunato un discreto numero di persone interessate alla loro proposta.
Tutt’altro genere propongono invece i milanesi Bejelit, con all’attivo già un paio di cd e diverse esibizioni live. Heavy metal veloce e potente, suonato da ottimi musicisti e con un cantante con una voce potente, ma se devo essere sincero la loro esibizione mi ha lasciato abbastanza indifferente, visto che preferisco un metal più ottantiano e grezzo, rispetto a tutte queste sonorità cosi pulite e cristalline. Ad ogni modo il loro drappello di fans lo hanno raccolto e sicuramente il loro “onesto lavoro” lo hanno portato a termine nel migliore dei modi.
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Gli Orthodox, storica thrash band milanese, dopo dieci anni fa il suo ritorno sui palchi. Purtroppo la loro esibizione ha avuto parecchi alti e bassi, complice anche la sfortuna che ha portato qualche problema tecnico, soprattutto al bassista ed ha influito negativamente sui primi pezzi proposti dal combo milanese. Musicalmente ineccepibili, i Nostri macinano riff su riff di tradizione slayeriana e anche la sezione ritmica non perde un colpo, segno che l’esperienza non manca. L’unico neo è il cantante, che mi è sembrato completamente inadeguato sia come presenza scenica, sia come cantato troppo sguaiato ed approssimativo. Da segnalare la cover di Post Mortem degli Stayer e Desperate Cry dei Sepultura.
Ancora thrash metal con i Methedras, band molto attiva nel panorama italiano, con due cd all’attivo e la storica partecipazione sul palco dell’edizione 2004 del Wacken. Signori, dal mio punto di vista sono loro i migliori della giornata. Grande tecnica, bel lotto di canzoni proposte che si rifanno al sound della Bay Area, molto articolate che rimandano ai Testament, band che poi omaggeranno con la cover di DNR e Disciples of the Watch. Pubblico entusiasta che poga senza sosta, incitati anche dal cantante, Claudio, veramente trascinante e carismatico. Da ieri sera i Methedras hanno trovato nel sottoscritto un fan in più. Chiusura affidata alla cover di Davidian dei Machine Head accolta da un boato.
Spossato da tanta energia, mi appresto a seguire gli headliner di questa seconda giornata, ovvero i Drakkar, anche loro fermi da qualche anno per problemi di line up e che da pochi mesi sono ritornati on the road. Purtroppo inizia a piovere per cui molta gente si rifugia sotto il tendone, ma i nostri non demordono e ingranano a suonare il loro epic power metal (come amano definirlo), con grande professionalità dando vita ad un buon concerto ed estrapolando canzoni dai loro tre album come Razorblade god, Dragonship ed Eridan Falls. Una prestazione un po’ sfortunata per le condizioni metereologiche, ma sicuramente positiva, che lascia ben sperare per il ritorno alla grande di questa storica band italiana.
Stanco per questa due giorni mi avvio con Ealga a salutare i ragazzi che hanno organizzato questo festival e a ringraziarli per questa due giorni, con la promessa di vederci nel 2007.
photos by ealga
Ultimo aggiornamento ( Monday 05 May 2008 )
 
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