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Kernel
Servant of God

Kernel
Servant of God
PaulThrash

Il nome Kernel non risuona nuovo a chi con passione bazzica nell'underground nostrano, in particolare agli amanti delle sonorità thrash meno ricercate e più dirette, senza troppi fronzoli per intenderci. I Kernel infatti nascono già nel 2000, e superano parecchi momenti di stasi ed inoperosità per tagliare finalmente il traguardo del primo album nel febbraio del 2009, con il qui presente autoprodotto "Servant of God", aiutati nella distribuzione del proprio lavoro dalla Punishment 18 Records. La line up ristabilita vede questa volta una sola chitarra, ed un inasprimento dei suoni primigeni.
Il genere proposto dai nostri è di chiara matrice americana, e nasce dalla mistura del thrash metal della Bay Area e dell'hardcore a stelle e strisce, soprattutto per quanto concerne l'incisività del songwriting.
Sono 36 i minuti dell'album, suddivisi in 9 tracce che alternano cantato in inglese a cantato lingua madre; il thrashcore in questione ha una venatura più "oscura" e meno festaiola dei nomi portanti della scena, accentuata dall'approccio vocale di Ivan Ciavarella decisamente improntato ad un growl più spinto dei canoni propri della scena fonte d'ispirazione.
Una carrellata dei brani che spiccano è doverosa: si parte con "Child", che fa chiarezza sin da subito sulla direzione musicale della band, in una alternanza di ritmi più e meno sostenuti, passando attraverso "Servant of God", il brano più ricercato, a cavallo di mid tempos e sfuriate thrash. "Back to the Violence" prosegue il filo logico, con la batteria di Daniel Martini a scandire con imponenza i riff ispirati alla baia di Frisco di Claudio Rampinini, mentre le successive "Charity" e "Burn World" mostrano come lo spettro del doom rimanga facilmente impresso anche nelle menti del più chiuso dei thrasher, particolare che aiuta la band a diversificarsi da molti altri act che si muovono sugli stessi passi. Gli Slayer ci salutano in "Il Mio Destino", mostrando ancora una volta una compagine che ricerca aggressione sonora, una forma di protesta da urlare al mondo, scandita dalle parole di rabbia che si leggono nel liriche della composizione.
L'album presenta una registrazione al di sopra della media (per la cronaca, interamente prodotto ai Dissonant Studio di Aosta, N.d.P.), ma proprio l'ottimo missaggio dei brani fa sì che essi perdano quella spontaneità che un gruppo thrashcore, ad avviso di chi scrive, dovrebbe presentare anche dal "punto di vista studio"; ciò non viene comunque ad inficiare nulla, ed un discorso simile può benissimo essere messo da parte (o addirittura deriso) al giorno d'oggi, dove il biglietto da visita principale sembra ormai essere la buona uscita della musica esclusivamente dalle casse del proprio stereo (o peggio, del proprio computer), avendo soppiantato per importanza la dimensione live.
I Kernel sapranno sfamare i thrashers più intransigenti, ma più in generale chi apprezza composizioni "in your face" che non girano intorno al "muro", ma lo disintegrano con uno scontro frontale... senza contare l'impatto che la musica proposta può avere dal vivo, vista la forza sprigionata su cd. Non resta che cominciare con il supportare il quartetto, che di certo merita maggiore visibilità di quella ottenuta sinora, quantomeno dal punto di vista discografico... horns up!!!
"Servant of God" - KERNEL (2009), autoprodotto, distribuito da Punishment 18 Records
TRACKLIST:
1. Child
2. Falsi Liberi
3. Servant of God
4. Back to the Violence
5. Burn World
6. Charity
7. Rebel Yourself
8. Il Mio Destino
9. Rage and Destroy
Genere: Thrashcore
Line Up:
Ivan Ciavarella – vocals
Claudio Rampinini - guitars
Paolo Migliore – bass guitar
Daniel Martini – drums
Links:
http://www.kernelband.com
http://www.myspace.com/kernelthrash
Il genere proposto dai nostri è di chiara matrice americana, e nasce dalla mistura del thrash metal della Bay Area e dell'hardcore a stelle e strisce, soprattutto per quanto concerne l'incisività del songwriting.
Sono 36 i minuti dell'album, suddivisi in 9 tracce che alternano cantato in inglese a cantato lingua madre; il thrashcore in questione ha una venatura più "oscura" e meno festaiola dei nomi portanti della scena, accentuata dall'approccio vocale di Ivan Ciavarella decisamente improntato ad un growl più spinto dei canoni propri della scena fonte d'ispirazione.
Una carrellata dei brani che spiccano è doverosa: si parte con "Child", che fa chiarezza sin da subito sulla direzione musicale della band, in una alternanza di ritmi più e meno sostenuti, passando attraverso "Servant of God", il brano più ricercato, a cavallo di mid tempos e sfuriate thrash. "Back to the Violence" prosegue il filo logico, con la batteria di Daniel Martini a scandire con imponenza i riff ispirati alla baia di Frisco di Claudio Rampinini, mentre le successive "Charity" e "Burn World" mostrano come lo spettro del doom rimanga facilmente impresso anche nelle menti del più chiuso dei thrasher, particolare che aiuta la band a diversificarsi da molti altri act che si muovono sugli stessi passi. Gli Slayer ci salutano in "Il Mio Destino", mostrando ancora una volta una compagine che ricerca aggressione sonora, una forma di protesta da urlare al mondo, scandita dalle parole di rabbia che si leggono nel liriche della composizione.
L'album presenta una registrazione al di sopra della media (per la cronaca, interamente prodotto ai Dissonant Studio di Aosta, N.d.P.), ma proprio l'ottimo missaggio dei brani fa sì che essi perdano quella spontaneità che un gruppo thrashcore, ad avviso di chi scrive, dovrebbe presentare anche dal "punto di vista studio"; ciò non viene comunque ad inficiare nulla, ed un discorso simile può benissimo essere messo da parte (o addirittura deriso) al giorno d'oggi, dove il biglietto da visita principale sembra ormai essere la buona uscita della musica esclusivamente dalle casse del proprio stereo (o peggio, del proprio computer), avendo soppiantato per importanza la dimensione live.
I Kernel sapranno sfamare i thrashers più intransigenti, ma più in generale chi apprezza composizioni "in your face" che non girano intorno al "muro", ma lo disintegrano con uno scontro frontale... senza contare l'impatto che la musica proposta può avere dal vivo, vista la forza sprigionata su cd. Non resta che cominciare con il supportare il quartetto, che di certo merita maggiore visibilità di quella ottenuta sinora, quantomeno dal punto di vista discografico... horns up!!!
"Servant of God" - KERNEL (2009), autoprodotto, distribuito da Punishment 18 Records
TRACKLIST:
1. Child
2. Falsi Liberi
3. Servant of God
4. Back to the Violence
5. Burn World
6. Charity
7. Rebel Yourself
8. Il Mio Destino
9. Rage and Destroy
Genere: Thrashcore
Line Up:
Ivan Ciavarella – vocals
Claudio Rampinini - guitars
Paolo Migliore – bass guitar
Daniel Martini – drums
Links:
http://www.kernelband.com
http://www.myspace.com/kernelthrash
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