| 23 settembre @ METAL DISORDER - Pogliano Milanese |
| Scritto da IlBarbarossa | |
| Wednesday 04 October 2006 | |
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Seconda edizione per il Metal Disorder, open air che vuole diventare un punto di riferimento per il metal underground tricolore, che dopo una pionieristica prima edizione lo scorso anno, si è notevolmente ingrandito, arrivando ad una due giorni, con una decina di band per data che si alternano sul palco. La location è situata all’interno del centro sportivo di Pogliano Milanese, paese a pochi chilometri da Rho, una buona infrastruttura con un palco, forse un po’ piccolo, ma estremamente curato dal punto di vista luci ed amplificazione, un’area ristoro ben fornita con birra a prezzi economici e alcuni stand di cd e abbigliamento. Il tutto ad ingresso gratuito, cosa importante e da sottolineare. Per questa due giorni partiamo io e Ealga, con il sottoscritto in veste di reporter per le esibizioni live e Ealga come intervistatrice, band hunter e mina vagante all’interno della manifestazione. Purtroppo il traffico ci fa arrivare un po’ in ritardo tanto che gli Embryo, prima band in cartellone sono già a metà del loro set. I cremonesi propongono un buon death metal con forti influenze scandinave, con degli inserti tastieristici che rendono interessante la proposta, sicuramente da vedere prossimamente con una setlist completa.
Cambio di palco e al posto dei Nefarium, saltati all’ultimo momento per un imprevisto, salgono sul palco i Silence, metal band milanese dedita a sonorità classiche sulla scia di Maiden ed Helloween. Una mosca bianca all’interno di questa giornata che predilige sonorità più estreme, ma i nostri si fanno valere e caricano il pubblico a dovere, grazie alla “tamaraggine” del frontman Danny, sempre pronto ad arringare la folla con proclami figherecci e odi al “ruocanruoll”! Numerosi pezzi propri (molto bella World full of Silence) che denotano una gran capacità compositiva e ottimi solos ci fanno conoscere le tracks che sono presenti sul loro prossimo ed imminente cd. Chiusura con Long Live Rock and Roll cantata dai presenti.
![]() Altro avvicendamento e on stage abbiamo i thrasher toscani Devastator che partono subito in quarta scatenando il primo pogo del pomeriggio, segno che il thrash metal è sempre più vivo nel sottobosco italiano. I nostri presentano il loro nuovo cd Alcoholic Invasion e si rifanno alla Triade teutonica Sodom, Kreator, Destruction con pezzi tirati come The Executioner o Forgotten in the Abyss. Una buona performance con cori sotto il palco, headbanging furibondo e tanta birra!
Inizia a calare il buio e a farsi sentire anche la fame, amplificata dalle birre bevute in precedenza. Mi avvio verso l’area ristoro per un panino che vista la consistenza ribattezzerò “Countdown to Extinction”, dato che mi ha tolto anni di vita con la sua farcitura totale. Con lo stomaco più o meno soddisfatto mi reco di nuovo sotto il palco per l’esibizione dei pisani Subhuman, che si rivelano una gradita sorpresa. Thrash death violento, grezzo ed ignorante con testi in italiano. L’attenzione è focalizzata sul cantante Zula, vera bestia da palco che tra un pezzo e l’altro lancia invettive blasfeme cariche del tipico sarcasmo toscano. Senza compromessi la loro proposta, con estratti dal loro cd con titoli improbabili come Il Vecchio bastardo o Delitto 112. Gran finale con Raining Blood di slayeriana memoria ed un bis, acclamato dai presenti, con una versione grezzissima di DNR dei Testament...maremma maiala!!!
Dopo di loro è il turno degli Edenbeast, combo dedito a sonorità veramente estreme come il brutal e il grind. Sarà che non sono proprio un estimatore del genere, ma il loro show non mi è piaciuto per niente. Tirato sicuramente, ma troppo approssimativo con un cantante che gorgogliava nel microfono suoni incomprensibili (per poi scoprire che ogni qual volta presentava un pezzo aveva una pronuncia inglese alquanto discutibile, vabbè). Da segnalare una cover dei Cannibal Corpse, rifatta per ben due volte!
Meno male che a ripulirmi le orecchie ci pensano i milanesi Tyrant, scafati hard rockers, con una ventennale attività sui palchi italici. Uno spettacolare heavy rock che fa esaltare i presenti con un’ esibizione alquanto infuocata, ma breve, tagliata per motivi di tempo. Peccato perché me li sono proprio goduti. Un cantato potente e sanguigno, una chitarra macina riff ed una sezione ritmica mai doma sono la giusta ricetta per far sbattere il capoccione e far muovere il culo. Pezzi propri come The Altar o l’anfetaminica Like a Motorhead, il primo di un tributo a Lemmy e soci che si concluderà con la strafamosa Ace of spades (Io in delirio!!) fino alla blueseggiante, con l’aggiunta di un armonica da vera tradizione rocker USA, You said You Loved me. Peccato che abbiano suonato così poco.
Ma ormai siamo in dirittura d’arrivo con le bands più blasonate e prima del gran finale, ecco gli Hatework, storica band del Varesotto, attiva da anni, che ha diviso il palco con gruppi famosi e storici come Raw Power o Tankard. Il loro è un devastante thrash core, e sudore, muscoli, rabbia e attitudine al 100% sono gli ingredienti che usano per esaltare il pubblico. Grande performance del cantante Fab infoiato sul piccolo palco che sbraita a pieni polmoni i testi di inni come Thrash and roll, Tomahawk e l’inno alcolico per antonomasia IDT...ovvero Italian Drinking Team dove un roadie sale sul palco armato di cartone di birre e le lancia sul pubblico, che gradisce parecchio, tanto che sulle note della strafamosa Too drunk to Fuck (altro delirio!) ci sono veri e propri bagni di succo di luppolo. Finale con State Oppression e una graditissima versione “hardcore” di Ring of Fire del grande Johnny Cash! Sicuramente i migliori di tutta la giornata!
Siamo al gran finale con i bresciani Cadaveric Crematorium, che dopo le lusinghiere recensioni del loro ultimo full lenght Serial Grinder e l’esibizione al Wacken lo scorso Agosto, stanno diventando un nome importante all’interno del panorama estremo tricolore e forse anche europeo. La loro proposta è un tiratissimo brutal grind, che a differenza dei precedenti Edenbeast è veramente marcio e violento.
Uno dopo l’altro vengono snocciolati i pezzi di Serial Grinder e dati in pasto al pubblico che si accalca sotto il palco. C’è tempo anche per un improvvisata Don’t cry dei Guns prima di demolire tutto con decine di persone sul palco e svariati tentativi di stage diving. Purtroppo non conoscendo il genere in maniera approfondita non posso dare giudizi tecnici, ma sicuramente l’impatto dell’esibizione dell’act bresciano è stato devastante, segno di una grande e rodata esperienza live che gli ha fatto meritare i giusti riconoscimenti da parte di critica e pubblico.
Si conclude così la prima giornata di questo Metal Disorder, sicuramente positiva per quanto riguarda il calibro delle bands e delle loro esibizioni, ma che avrebbe potuto essere migliore per presenza di pubblico (poche centinaia di persone), che dovrebbe essere più partecipe ad iniziative di questo genere.
photos by ealga
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| Ultimo aggiornamento ( Monday 05 May 2008 ) |